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Articolo per pazienti Pubblicato: 28/11/2016 Lettura: ~2 min

Sindrome congenita del QT lungo tipo III e Ranolazina: effetti sull’intervallo QTc

Fonte
Ehud Chorin - http://dx.doi.org/10.1161/CIRCEP.116.004370 - Circulation: Arrhythmia and Electrophysiology. 2016;9:e004370.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Cristina Raimondo

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Abstract

La sindrome del QT lungo tipo III è una condizione genetica che può influenzare il ritmo del cuore. Recenti studi hanno esaminato come un farmaco chiamato ranolazina possa aiutare a migliorare questa situazione. Qui spieghiamo in modo semplice i risultati di queste ricerche.

Che cos'è la sindrome del QT lungo tipo III (LQT3)?

La sindrome del QT lungo tipo III è un problema del cuore causato da una mutazione genetica nel gene chiamato SCN5A. Questa mutazione fa sì che ci sia un eccesso di corrente di sodio nel cuore durante una fase specifica dell'attività elettrica chiamata fase 3 del potenziale d'azione. Questo può allungare il tempo necessario al cuore per prepararsi al battito successivo, misurato come intervallo QT sull'elettrocardiogramma (ECG).

Come agisce la ranolazina?

La ranolazina è un farmaco che riduce principalmente la corrente tardiva di sodio (chiamata INaL), che è quella che rimane attiva più a lungo e contribuisce ad allungare il QT. A differenza di altri farmaci che bloccano tutta la corrente di sodio, la ranolazina agisce in modo più selettivo, concentrandosi su questa parte tardiva.

Lo studio sperimentale

In laboratorio, sono state studiate cellule modificate per avere la mutazione D1790G del gene SCN5A, tipica della LQT3. Queste cellule mostravano un aumento della corrente tardiva di sodio rispetto alle cellule normali. La ranolazina è risultata efficace nel ridurre questa corrente in modo dipendente dalla dose, senza però influenzare la corrente di picco, cioè quella iniziale e più veloce.

Lo studio clinico sui pazienti

Lo studio ha coinvolto 8 pazienti con LQT3 e la mutazione D1790G. Durante il trattamento con ranolazina:

  • Non sono stati osservati cambiamenti nella frequenza del battito cardiaco né nella larghezza di un altro parametro ECG chiamato QRS.
  • È stato però registrato un accorciamento significativo dell'intervallo QT corretto (QTc), da circa 509 ms a 451 ms in media.
  • Questo miglioramento è durato per tutto il periodo di osservazione, che è stato di quasi 2 anni.
  • L’effetto è stato presente a tutte le frequenze cardiache, anche se meno marcato durante la bradicardia notturna, cioè quando il battito rallenta molto durante il sonno.
  • Non sono stati rilevati segni di un’altra condizione chiamata pattern Brugada tipo I all’ECG.

In conclusione

La ranolazina si è dimostrata utile nel bloccare la corrente tardiva di sodio nelle cellule con la mutazione D1790G e nel ridurre l’intervallo QTc nei pazienti con sindrome del QT lungo tipo III portatori di questa mutazione. Questi risultati suggeriscono un possibile beneficio del farmaco in questa specifica condizione genetica.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Cristina Raimondo
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