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Articolo per pazienti Pubblicato: 26/04/2021 Lettura: ~2 min

Come è cambiata la prognosi dello scompenso cardiaco acuto negli ultimi 40 anni

Fonte
Kimmoun A - Epub ahead of print. PMID: 33443295.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Alberto Aimo

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Abstract

Negli ultimi decenni, la prognosi delle persone con scompenso cardiaco acuto è migliorata grazie ai progressi nelle cure mediche. È importante capire come sono cambiati i risultati e quali trattamenti hanno contribuito a questi miglioramenti.

Che cosa è stato studiato

Una revisione ha raccolto e analizzato molti studi clinici pubblicati tra il 1980 e il 2017, riguardanti la prognosi, cioè l'evoluzione della malattia, in persone con scompenso cardiaco acuto. In totale, sono stati considerati 285 studi che hanno coinvolto circa 15 milioni di pazienti.

Risultati principali

  • La mortalità, cioè il numero di persone che sono decedute per qualsiasi causa, è diminuita nel tempo sia a 30 giorni che a 1 anno dopo l'episodio di scompenso cardiaco.
  • Il numero di persone che sono state ricoverate nuovamente in ospedale (riospedalizzazione) entro 30 giorni e 1 anno è rimasto invece quasi uguale nel tempo.

Fattori associati al miglioramento della sopravvivenza

La riduzione della mortalità a 1 anno è stata collegata all'aumento nell'uso di due tipi di farmaci:

  • Beta-bloccanti: farmaci che aiutano il cuore a lavorare meglio rallentando il battito cardiaco e riducendo lo sforzo.
  • Antagonisti del sistema renina-angiotensina-aldosterone: farmaci che aiutano a controllare la pressione sanguigna e riducono il carico sul cuore.

Questi trattamenti, chiamati terapia di antagonismo neuro-ormonale, sono importanti per migliorare la prognosi dopo un ricovero per scompenso cardiaco.

In conclusione

Negli ultimi 40 anni, la sopravvivenza delle persone con scompenso cardiaco acuto è migliorata grazie a una maggiore diffusione di terapie efficaci come i beta-bloccanti e gli antagonisti del sistema renina-angiotensina-aldosterone. Tuttavia, il rischio di dover tornare in ospedale rimane stabile, sottolineando l'importanza di un trattamento continuo e attento.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Alberto Aimo
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